Cosiddetto o Così Detto – Come Scrivere Correttamente

In questa guida spieghiamo quale risulta essere la versione corretta tra Cosiddetto o Così detto. In questo caso, entrambe le formule sono accettate, a patto di rispettare la grammatica di base. Infatti, non potrai scrivere Cosiddetto senza le due D e le due T, dato che si tratta di una parola con due doppie. Allo stesso modo, non potrai scrivere Così detto senza lo spazio tra la I accentata e la D, perché si tratta di due parole diverse.

Le due formule sono semplicemente una staccata e una univerbata. Per quella univerbata, ovvero unita, è bene tenere presente il raddoppiamento, ovvero il fatto di dovere eliminare l’accento sulla I di Così e di scrivere la doppia D per Detto quando si uniscono le due parole.

Il significato di Cosiddetto e di Così detto, comunque lo si scriva, resta sempre lo stesso. La parola può essere utilizzata con due toni diversi, si può utilizzare in forma sarcastica per segnalare una determinata notorietà dell’oggetto o della persona in un certo settore, oppure si può usare nel vero senso della parola. In questo caso, si può usare come sinonimo di Noto come. Quindi, potrai avere a disposizione due frasi di questo tipo.

La cosiddetta caffettiera multiuso, per dire una caffettiera che non funziona.

La così detta Venere di Milo, ci si riferisce al nome con cui è nota quell’opera d’arte.

Cosiddetto o così detto ha numerosi sinonimi, quindi, se non ricordi come scrivere bene queste parole, puoi contare su nominato, chiamato, stimato, noto come, definito come. In questo modo, troverai un sistema veloce per scrivere in modo corretto senza sbagliare. In questo caso, però, non ci sono errori, quindi potrai continuare a usare Così detto o Cosiddetto senza sbagliare. Entrambe sono giuste dal punto di vista della grammatica italiana e, nel dizionario, troverai Cosiddetto con accanto, in parentesi, la formula Così detto. Ora che sai come scrivere queste parole non ti resta che seguire i prossimi appuntamenti per scrivere bene.

Verbi Sovrabbondanti

I verbi sovrabbondanti sono verbi che hanno lo stesso significato, ma coniugazioni diversi. In base a come termina il verbo all’infinito, are, ere o ire, un verbo può essere della prima, della seconda o della terza coniugazione.

Troviamo verbi che hanno lo stesso significato, ma si trovano uno alla prima e l’altro alla terza coniugazione, oppure uno alla seconda e l’altro alla terza coniugazione. Ecco alcune coppie di verbi per farti capire come funzionano i sovrabbondanti,

Adempiere e Adempire. Adempiere appartiene alla seconda coniugazione, mentre Adempire appartiene alla terza coniugazione. Entrambi i verbi significano portare a termine un compito, eseguire qualcosa. Come vedi, il verbo è praticamente identico, ma ha una resa alla seconda coniugazione e una resa alla terza coniugazione.
Ammansare e Ammansire. Delle due, la più usata è Ammansire, ma in ogni caso entrambi i verbi significano addomesticare un animale o calmare una persona. In questo caso, le coniugazioni usate sono la prima e la terza.
Intorbidare e Intorbidire. Significano entrambi rendere torbido, oppure rendersi torbido in caso di liquidi. Molto tempo fa veniva riferito anche a persone, per dire che quella persona stava per diventare di cattivo umore.

I verbi sovrabbondanti hanno lo stesso significato, ma ci sono alcuni che creano qualche problema. Si tratta dei falsi sovrabbondanti, ovvero di quei verbi che si assomigliano, ma che hanno un significato diverso uno dall’altro. Ecco qualche esempio utile.

Arrossare e Arrossire. Arrossare significa passare una tinta rossa con la vernice, oppure colorare di rosso in genere. Arrossire, invece, indica che il volto di una persona diventa rosso per un’emozione o per una causa specifica.
Sfiorare e Sfiorire. Anche in questo caso, sembrano verbi sovrabbondanti ma non lo sono. Sfiorare significa toccare appena qualcosa, sfiorire, invece, è un’operazione tipica dei fiori che, dopo un certo periodo di tempo, appassiscono.
Impazzare e Impazzire. Impazzare significa fare pazzie o cose fuori dal comune, impazzire significa diventare matti. Quindi, i due verbi, a livello di significato, non sono uguali.

Come vedi, con questi verbi confondersi è semplice. Per evitare di sbagliare e scrivere bene queste parole, consulta sempre il dizionario, sbagliare una lettera con questi verbi significa stravolgere il significato di una frase, quindi chi ti legge potrebbe non capirti se scrivi un verbo al posto di un altro. Sappi che i verbi sovrabbondanti sono indicati nel dizionario come tali, per metterti in guardia su come scriverli nel modo corretto.

Espansione Diretta

L’espansione diretta fa parte della base dell’analisi logica in italiano. Di partenza, una frase è composta da un soggetto e da un predicato, ch solitamente sono un nome e un verbo. Andando avanti, potrai scoprire che il soggetto può essere anche un pronome, oppure un altro verbo all’infinito, ma per il momento accontentati di questa definizione.

La frase minima è una base, ma in italiano ci si esprime utilizzando molte più parole. Anche nelle espressioni più semplici, è necessario inserire qualche elemento in più del soggetto e del verbo. A questo punto intervengono le espansioni, ovvero i complementi. Le espansioni possono essere dirette o indirette.

L’espansione diretta è il complemento dove ricade l’azione espressa dal soggetto e dal verbo nella forma attiva, cioè quando il verbo è all’attivo. Quindi, con espansione diretta si fa riferimento al complemento oggetto. Tutti gli altri complementi, invece, sono espansioni indirette, perché specificano qualcosa, ma hanno bisogno di una preposizione semplice o articolata per farlo.

L’espansione diretta non è presente per tutti i verbi. I verbi intransitivi, che non prevedono il complemento oggetto, non hanno nemmeno l’espansione diretta, ma si riferiscono alle espansioni indirette. Anche se solitamente l’espansione diretta non ha bisogno di preposizioni, può succedere che sia necessario l’articolo partitivo dei, delle, dello. L’articolo partitivo si riconosce dal fatto che esprime una quantità generica dell’oggetto. Per esempio, nella frase

Ho mangiato delle mele

Delle ha la funzione di articolo partitivo. Delle mele ha la funzione di complemento oggetto e rappresenta un’espansione diretta.

Nella frase

Ho studiato latino

L’espansione diretta è Latino.

L’espansione diretta risponde direttamente a una domanda del verbo, per questo si definisce in questo modo. Infatti, quando si parla di un verbo che regge il complemento oggetto, spesso è il verbo stesso a scatenare la domanda Chi o Che cosa, alla quale è proprio il complemento oggetto a rispondere.

Anche se si può tranquillamente mantenere la frase minima, ovvero Ho studiato o Ho mangiato, è anche vero che il discorso sembrerebbe a metà senza espansioni, mentre l’espansione diretta permette di fornire alcune informazioni di base utili per capire il contesto intorno alla frase.

L’espansione diretta è la più semplice anche da riconoscere, basta interrogare il verbo e puoi scoprire subito se si può ottenere l’espansione diretta, oppure se sono possibili solo i complementi indiretti.

A Meno Che o Almeno Che – Come Scrivere

In questa guida spieghiamo quale risulta essere la versione corretta tra A meno che e Almeno che. In tanti risponderanno Almeno che, perché questa sembra essere la resa più diffusa. Peccato che si tratti anche di uno degli errori più gravi nella lingua italiana.

Almeno ha già il significato proprio di Come minimo, per cui, a livello di significato, non avrebbe senso aggiungerci il Che congiunzione. A meno che, invece, significa A patto che e consente di inserire una condizione a quanto si sta dicendo. Facciamo qualche esempio pratico per capire la differenza.

Almeno cerca di rimediare al tuo errore significa Come minimo, dovresti rimediare al tuo errore.

A meno che tu non cerchi di rimediare al tuo errore indica un evento che non si verifica se tu rimedi all’errore.

Anche la costruzione della frase cambia completamente. Con Almeno, sempre senza che, si può ottenere una frase unica di senso compiuto, mentre A meno che presuppone una frase precedente come principale.

L’errore deriva dall’uso sbagliato dell’univerbazione. Dato che ci sono parole formate da A preposizione che si aggiunge alle altre parole, si pensa che A e Meno possano essere unite. Visto che Almeno è una parola esistente in italiano, ma che non ha a che fare con le due parole e non è un’unione di parole, allora, per unione, si potrebbe pensare di utilizzare la forma Almeno. Anche accettando questa ipotesi assurda, però, a quel punto interverrebbe il raddoppiamento, quindi la resa non sarebbe nemmeno Almeno, ma Ammeno, che non esiste nella lingua italiana.

In pratica, utilizzando Almeno che si generano una serie di errori su più livelli. Chi ti legge non riesce a capire, tu non sai come formare la frase e il Che risulta palesemente in più. Per fortuna, per evitare l’errore, basta scrivere Almeno quando vogliamo dire che la condizione è quasi un obbligo e A meno che, senza alcuna unione, per fare riferimento a una condizione precedente. Basta chiarire il significato che vuoi dare per evitare questo errore. Al prossimo appuntamento con gli approfondimenti dedicati a come scrivere bene le parole in italiano.

Nomi Concreti e Nomi Astratti

I nomi hanno numerose caratteristiche diverse. Per questo, ci sono delle distinzioni e si dividono i nomi in base alla caratteristica che hanno. Lo stesso discorso vale, in analisi grammaticale, per i nomi concreti e i nomi astratti.

I nomi astratti sono quelli che esprimono qualcosa che non si può sentire con i sensi, un sentimento, un’emozione, un qualcosa di non tangibile, mentre i nomi concreti si riferiscono a qualcosa che possiamo toccare, sentire o vedere, come un suono, una mano, un oggetto.

Un pensiero, quindi, sarà un nome astratto, mentre una nuvola, nonostante sia qualcosa di lontana, dato che si può vedere sarà un nome concreto.

Le differenze sono evidenti all’occhio, e anche a livello logico, in alcune parole, ma per altri nomi ci si confonde facilmente. Per esempio, lo studio può essere sia astratto che concreto. Nella forma astratta, avremo l’atto di studiare, nella forma concreta avremo l’ufficio del professionista in genere.

Quindi, ci sono parole che possono avere un significato concreto e uno astratto. Entrambe sono indicate nel modo giusto nel dizionario, che inserisce tra parentesi se il nome è concreto o astratto in genere e se ci sono eccezioni, dove quella parola gioca un ruolo diverso dal solito. In ogni caso, per quello che interessa la grammatica italiana, ci sono parole dove non si può sbagliare. Tutto sta a vedere il significato della parola.

Così come per Sentimento non si può dire che sia un nome concreto, allo stesso modo non si può dire che Cibo sia un nome astratto. Nei casi dove non c’è certezza, allora è bene vedere se, a livello logico, conviene definire il nome come astratto o concreto.

La divisione dal punto di vista grammaticale offre, però, l’idea su come si comporta quel nome nella maggioranza delle situazioni e permette di distinguerlo, in modo da dare un’indicazione su ciò che si può trovare nella frase. Vedo un sentimento è più poesia che realtà, anche dal punto di vista della grammatica, quindi è più semplice andare a cercare nel resto della frase qualcosa di astratto, piuttosto che aggettivi qualificativi che indichino qualcosa di concreto.

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