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Facce o Faccie – Come si Scrive il Plurale di Faccia

In questa guida spieghiamo come si scrive il plurare di faccia, indicando quale risulta essere la versione corretta tra facce e faccie.

La formazione del plurale di questa parola segue alla lettera la regola che si studia a partire dalle scuole elementari, quella delle parole terminanti con cia e gia.

Gli stessi parametri vengono utilizzati, per esempio, quando si vogliono formare i plurali da parole come denuncia, frangia, arancia, goccia.
Il primo fattore da considerare è la lettera che precede il gruppo di lettere cia e gia. Se si prendono in esempio parole come camicia e doccia, si noterà come la lettera antistante sia, nella prima, la i e, nella seconda, la c, quindi una vocale e una consonante.

La regola mostra come, quindi, in tutte le parole terminanti per cia e gia, se la lettera che precede il gruppo è una vocale, il plurale sarà in cie gie, quindi camicie, se la lettera che precede il gruppo è una consonante, il plurale sarà in ce ge, quindi docce.

La nozione è molto semplice, ma vi sono delle eccezioni importanti, quelle per esempio riguardanti l’accento tonico. Se una parola terminante con cia o gia, infatti, pone l’accento tonico su questo gruppo, qualsiasi sia la lettera che lo preceda, sia consonante che vocale, avrà il plurale in cie, gie, le parole farmacìa e bugìa hanno l’accento tonico sulla ì del gruppo considerato che, nonostante sia preceduto da una vocale, forma il plurale in farmacìe e bugìe.

La lingua italiana però non ha una grammatica precisa, visto che non è il frutto dello sviluppo linguistico e stilistico naturale di un popolo parlante, ma è un insieme di nozioni impartite da rigidi grammatici per ideologia e gusto o sulla base delle parole inserite nei propri testi da famosissimi scrittori italiani. Per questo motivo parole come denuncie e provincie, nonostante debbano avere il plurale in denunce e province, vengano accettate perché risalenti a un uso antico. Provincie è addirittura presente nel titolo V del testo originario della Costituzione italiana Le Regioni, le Provincie, i Comuni e anche all’interno del testo; così come nel nome della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde.

L’inserimento della i dopo la c e la g è dovuto alla necessità di rendere tali lettere dolci piuttosto che gutturali. Secondo alcuni linguisti come Serianni, la i dovrebbe essere eliminata visto che causa di un relitto grafico, ma non lo si fa per evitare di urtare abitudini scrittorie ormai consolidate.

Un esempio di ciliege al plurale, che non segue la regola, è inserito da Oriana Fallaci nel titolo del suo ultimo libro, Un cappello pieno di ciliege.

Il plurale di faccia si scrive quindi facce.